L’Italia alle urne: al via la Quarta Repubblica? – di Ignazio del Gaudio

L’Italia alle urne: al via la Quarta Repubblica? – di Ignazio del Gaudio

            Se è ipotizzabile che con il voto del 25 settembre prossimo cessi la Terza Repubblica -avviata nel 2008 e fatta di Governi Tecnici o calati “dall’alto”- e di fatto prenda corpo la Quarta Repubblica, al momento il gioco politico-istituzionale rimane tuttavia immutato e per certi aspetti fermo da sempre, ancorato ovvero alle logiche del Secondo Dopoguerra.

            Da sempre, infatti, l’elettorato italiano si è presentato scisso sostanzialmente in tre porzioni, ovvero gli irriducibili di destra, gli irriducibili di sinistra e i moderati. Per questi ultimi, definiti così nella Prima Repubblica, dalla Seconda in poi, si è usato un termine più duro e negativo, ovvero gli indecisi. In ogni caso, moderati o indecisi che dir si voglia, sono coloro che hanno sempre governato, con il compito principe di arginare l’integralità dei “troppo decisi”.

            Un mix politico, questo, utile ad una esistenza del nostro Paese, che ha sempre evitato gli eccessi, le rivoluzioni, gli sconvolgimenti sociali ed economici, a vantaggio ovviamente di tutti. Sono proprio loro, gli indecisi, coloro che ragionando sul voto e muovendosi con agilità sullo scacchiere politico, hanno dato la giusta velocità al cambiamento sociale ed economico nazionale, ora volgendosi a destra ora volgendosi a sinistra.

            Certamente, e per altro verso, proprio gli indecisi o i ragionatori incidono negativamente sui processi identitari politici e sociali del cittadino medio, rendendo questi Mondi ancor più liquidi di come ha teorizzato il Nostro Zygmunt Bauman. E così, se nel complesso la vita politica del nostro Paese si è presentata sempre priva di grandi traumi, dall’altra mostra vieppiù un carattere fortemente ansiogeno, non avendo connotazioni spiccate, e tutto si sviluppa su un terreno molto mobile e senza contorni precisi. Ma d’altro canto, sul piano politico e sociale, un’identità forte e diffusa non conviene a nessuno, implicando ciò un pericoloso irrigidimento del dialogo tra le parti in gioco.

            E così, oggi, a Sinistra troviamo una compagine oramai logora e consunta, dopo anni di Governo, che tuttavia riesce a tenere ben compatte la sua struttura politica e la sua gerarchia organizzativa.

            Ora, va sottolineato chein tale conglomerato politico troviamo i Cinque Stelle, che partiti come movimento trasversale, si sono poi caratterizzati per il loro posizionamento proprio a Sinistra. Ma dalla “Questione Tarantina legata all’Ilva” hanno assistito ad un progressivo declino e, negli ultimi due anni, alla sempre più impellente necessità di impostare una nuova e profondamente diversa narrazione del proprio ruolo politico, dove Conte sta lavorando molto bene, per dare al Movimento un altro volto, più efficace per la sua sopravvivenza.

            Dall’altra, al di là del pettegolezzo politico, del botta e risposta da show televisivo, il PD con Letta appare più impegnato in un gioco teso a difendere le strutture portanti del partito e dei suoi satelliti. Certamente, il PD deve scontare la sua accelerata in avanti; l’aver forzato una certa politica, anche se necessaria e indispensabile per i tempi che verranno; la resistenza di quelle sacche di società non pronte al cambiamento che richiede la Storia.

            Sempre su questo fronte, troviamo Renzi, che svolge una grande azione, sebbene indiretta e con piccole formazioni politiche, utile alla compattazione delle forze di Sinistra. Un ruolo apparentemente banale, ma decisivo, e per certi aspetti anche drammatico. Certamente, non v’è dubbio che la figura di Renzi si presenta fortemente compromessa dalla lunga azione di Governo in tempi recenti. Sicché, va da sé che egli non ha un grande appeal sugli indecisi. Tutto fa pensare, infatti, che non riscuoterà un gran successo, ma il suo lavoro non si è svolto e si svolge per le elezioni, ma per tutto ciò che le precede.

            A Destra troviamo FdI, con una Meloni che ha saputo costruirsi negli ultimi tre anni un’immagine limpida, difficilmente scalfibile. I suoi discorsi lineari, precisi, di evidenza per tutti hanno costituito la base del suo successo proprio sugli indecisi. E ciò anche se i suoi accattivanti discorsi di piazza e televisivi non hanno trovato un’implementazione di sorta.

            Inoltre, va specificato che, molto è stato ed è il rumore politico sulla questione del reddito di cittadinanza. E se da un lato proprio tale problematica si presenta molto moderna, dall’altra, la Meloni propende per un’impostazione tradizionale, di freno per tutti e per tutti i processi di innovazione tecnologica, che se posti in essere alla lunga di sicuro porteranno la Nostra struttura industriale e produttiva fuori gioco.

            Per chiudere, ad accompagnare la Meloni abbiamo Salvini e l’immancabile Berlusconi con Forza Italia. Due figure politica che hanno dato sì un contributo di rilievo al Paese, ma anche queste devono scontare un consistente grumo di impurità derivante dalla loro lunghissima vita politica e di Governo, che li inchioda all’elettorato di Destra più convinto, senza nessuna apertura nelle sfere dei moderati.

            In sostanza, chi deciderà se al Governo, dopo il 25 settembre, debba andare la Destra o la Sinistra sono non più di due, tre milioni di elettori, che solo in minima parte maturerà le sue scelte sulla base della battaglia propagandistica in atto. Scelte, che tutto fa pensare, siano già maturate nel corso degli ultimi due anni e derivanti dall’analisi ragionata dei principali fatti politici.

Ignazio del Gaudio

           

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