Conversazione con Walter Spennato: "La cultura che cura" - di Pompea Vergaro

Conversazione con Walter Spennato: "La cultura che cura" - di Pompea Vergaro

Venti di Ponente, lungo la sua navigazione, continua il percorso dedicato alla "Cultura che cura" avviato nello scorso giugno. Pertanto, dopo l’interessante racconto di Mauro Marino, ci piace conversare con il giovane gallipolino Walter Spennato, un’altra traccia nel territorio salentino di una realtà che è fondamentale esplorare!

Premetto che ho conosciuto casualmente Walter Spennato, quando mi sono trovata tra le mani una sua pubblicazione: “Piccole storie finite male”.  Successivamente ho saputo di una sua iniziativa dove lanciava l’attenzione sui temi della malattia psichica raccontando storie e volti degli ospiti della struttura “Casa per la vita Artemide” di Racale, attraverso manifesti artistici sparsi per la città. È scattata da qui l’esigenza di questo nostro incontro!

-Partiamo dall’inizio…Walter Spennato non solo scrittore… ma con una “funzione” sociale e culturale specifica che hai molto a cuore!

Con piacere! Svolgo l’attività di Coordinatore della Struttura, la cui funzione è quella di “mantenere le abilità acquisite” dagli ospiti durante il percorso riabilitativo con attività laboratoriali e progetti educativi di comunità elaborati dall’Equipe Socio Educativa e, in qualità di Sociologo ed Educatore, sono ideatore di Progetti Culturali che tanto mi appassionano.

- Ci fornisci maggiori dettagli?

I nostri ospiti sono persone che se da un lato hanno bisogno di essere assistite con professionalità e competenza, aiutate quotidianamente ad affrontare la malattia di cui soffrono e le questioni di tutti i giorni, seguite dal punto di vista clinico e terapeutico, dall’altro, hanno necessità di esprimere il loro potenziale creativo, perché ognuno ha un “mondo interiore” da dover tirare fuori. Partendo da questi ragionamenti abbiamo ritenuto utile usare con metodo l’Arte, in tutte le sue forme, come vero e proprio “paradigma assistenziale” utilizzandola come “terapia emotiva”, ovvero generatrice di emozioni.

I nostri ospiti vengono abituati a raccontarsi attraverso l’Arte, come ad esempio nel Progetto CulturaleAttacchi d’arte”, realizzano delle “opere” che siano in grado di veicolare all’esterno le loro vite, il loro vissuto, il loro quotidiano. Un modo bello per mettere in comunicazione il mondo “di dentro” con il mondo “di fuori”.

I Progetti Culturali hanno, infatti, una duplice valenza: una terapeutica, che s’innesca nello “scambio emotivo” tra l’artista e gli ospiti della struttura: uno scambio tra persone, uno scambio umano, artistico-creativo o artistico-performativo. L’altra che mira a sensibilizzare l’opinione pubblica alle tematiche dell’inclusione sociale e del disagio mentale. A tale scopo tutti i Progetti sono “aperti”: per partecipare è sufficiente prenotarsi chiamando in struttura. Creare partendo dalle proprie emozioni, dare forma alla fantasia, sfogare il disagio in un disegno, in un manufatto, condividere con l’artista il proprio punto di vista, diventa un’esperienza unica. Ecco che un “Attacco d’Arte” diventa “terapeutico”.  Ma di Progetti ne realizziamo anche altri!

- Ci dici brevemente quali?

Con piacere! Il Progetto “Visite d’artista” che non consiste in “visite mediche”, ma in visite differenti, belle, perché “belli” sono gli artisti, musicisti, cantanti, attori che decidono di venire a conoscerli e regalare loro la loro Arte: performance uniche, cariche di emozioni, suoni, musica, parole. In fondo lo scopo della musica, del teatro, della danza e dell’arte in generale non è proprio quello di generare emozioni? A questi due primi si aggiunge “Attacchi d’arte Rez(ə)dəns”: l’artista diventa ospite per qualche giorno.

-Molto innovativo direi!

Già! L’artista che partecipa alla “residenza” ha la possibilità di vivere a stretto contatto con gli Ospiti della struttura e costruire con loro un percorso, un dialogo. L’idea è quella di creare, con l’aiuto dell’artista residente, “opere d’arte” in grado di raccontare il mondo intimo, emotivo, lo spirito di comunità, ma anche la malattia mentale, con l’intento di metterle in mostra, all’interno e all’esterno della struttura. Un modo attraverso l’arte, di sensibilizzare l’opinione pubblica.

-A questo punto cosa ci racconti del Progetto la “Follia del poeta” di cui avevo sentito parlare?

Sì, la «Follia del poeta» è il nostro ultimo Progetto Culturale che nasce nel giugno 2021 con l’idea di invitare poeti e scrittori, che con i loro versi, la loro scrittura e i loro racconti potessero arrivare al cuore dei nostri ospiti. Gli incontri si sono svolti all’aperto, nel giardino della struttura, in piena sicurezza.

-E poi? Nel breve avete altri Progetti?

A Ottobre sarà invece la volta della nostra seconda Campagna di sensibilizzazione dal titolo «Questo non è un poster»: i manifesti saranno affissi per le vie di Racale in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale. Quest’anno i volti degli ospiti non saranno degli autoritratti, come nel 2020, ma verranno disegnati da un gruppo di ragazzi con differenti abilità di Bergamo.  

- Vi sono altre novità?

Sì, mi piace sottolineare che i Progetti sono stati oggetto di analisi di tre Tesi di Laurea: la prima e la terza con l’Università degli Studi del Salento, la seconda con l’Università degli Studi di Bologna.

- Prima di salutarci… una curiosità: esiste un legame tra la titolazione della Struttura e la divinità greca Artemide?

Il nome Artemide è stato un mio suggerimento. Certamente l’immagine iconografica della dea mi è sempre piaciuta, così come il suono della parola “Artemide”. In più il nome contiene la parola Arte. E non è un caso, dal momento che usiamo l’Arte in tutte le sue forme come “terapia emotiva”. E questo credo che rappresenti bene “La Cultura che cura”.

E non si può che non essere d’accordo! Walter Spennato, eclettico, entusiasta, appassionato è sempre pronto a nuove sfide e, sicuramente, a tanti altri innovativi Progetti!  E noi confidiamo in persone come lui! 

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