“Da dove il soggetto prende la Voce ogni volta che parla?” Questa sollecitazione dello psicoanalista francese Jacques Lacan fa da collante allo scorso articolo in cui abbiamo riflettuto insieme sulla bellezza della Voce nascente, del suo “erigersi” da respiro a suono, ponendo le basi frequenziali-comunicative del nostro “stare al mondo”.
Forse Lacan ci vuol far riflettere sul fatto che la Voce non appartiene unicamente alla nostra corporeità, bensì è la risultante materica di contesti, informazioni, sensazioni che interiormente si modificano, fondendosi pian piano insieme con il mondo che ci circonda, a partire da quello affettivo.
Secondo la disciplina della Globalità dei Linguaggi (metodo Stefania Guerra Lisi, dal 1970) la madre entra in dialogo emo-tono-fonico col bambino la cui evoluzione nel grembo è plasmata dal flusso ematico del primo contatto materno-fetale che permarrà dopo la nascita in termini carezzevoli, dal corpo alla Voce, come estensione di Sé. La voce della madre, in tutta la sua “essenza materica”, si incunea dapprima nell’ambiente sonoro del grembo, partecipando attivamente alla plasticità evolutiva del feto. Alla sua nascita, quella memoria frequenziale della Voce materna continuerà ad incunearsi nell’orecchio interno del bimbo e a snodare le prime informazioni comunicative sul mondo.
Se è vero che la nostra Voce è un “archivio” impresso di informazioni acquisite nel grembo e poi, nella relazione con il primo mondo, che è la Voce delle nostre madri e dei nostri padri, allora comprendiamo quanto il canale comunicativo vocale sia profondamente espressivo e indicativo delle nostre emozioni profonde, al di là del codice linguistico che interviene solo in un secondo momento. Il suono della nostra Voce esprime sfumature emotive interiori, tocca quelle di chi ci ascolta, influenzandosi a vicenda
Ecco la meraviglia dell’atto comunicativo!
È molto importante comprendere che della nostra ed altrui Voce sono un prezioso leggere acusticamente il modo in cui “si flette” nel discorso, il modo in cui raggiunge l’orecchio di chi ascolta, alimentandolo di informazioni paraverbali che determinano, valorizzando o deprimendo, qualunque contenuto linguistico e comunicativo.
Quindi potremmo dire che il “modo” in cui pongo la mia Voce al servizio della comunicazione determinerà l’esito della comunicazione stessa. Lo sanno bene gli oratori, i politici, i venditori, i manager, gli “ammaliatori”, i “mental coach aziendali”!
Questo fa riflettere sul comportamento che adottiamo, a volte, anche solo per porre una domanda ai nostri figli, il cui tono determina la reazione di chi ascolta e può condizionare o favorire l’espressione emotiva dei due parlanti. Pensiamo ad esempio alla funzione della Voce negli ambiti di Cura, in Famiglia, oppure nell’ambiente Scuola!
Un esempio a sostegno di quanto appena espresso è quello delle lingue tonali: la psicanalista Julia Kristeva, nei suoi studi riguardanti la lingua cinese, evidenziava come le inflessioni tonali, le modulazioni della Voce con cui viene pronunciata la parola, ne distinguono pienamente il senso. Quindi quella determinata parola in lingua cinese assume diversi significati a seconda di come si modula la Voce!
E in fondo, se ci pensiamo, i bimbi -ancora lontani dal codice del linguaggio- e gli animali percepiscono non il contenuto linguistico, ma le variazioni ritmico-tonali, le pause di silenzio, e le intonazioni del flusso sonoro. Solo in un secondo momento, l’evento linguistico porterà ad una codifica della struttura logico-sintattica, il cui fine garantisce la comunicazione sociale. Non dimentichiamo che ogni comunicazione linguistica affonda le sue radici nella sfera dell’inconscio e delle emozioni profonde, nei parametri significanti della comunicazione emotiva.
Simpaticamente, potremmo citare Françoise Dolto: “I bambini e i cani sanno sempre tutto, soprattutto ciò che non si dice!”
Dunque il tono, la prosodia, l’inflessione rivelano l’identità della frase che stiamo pronunciando, prendendo in prestito la nostra Voce dal nostro ambiente emotivo e da quello che ci circonda. Ecco, per rispondere alla domanda aperta di Lacan: la Voce è il ri-tocco trasparente del nostro ed altrui luogo emotivo.