È a lei, all’intramontabile Coco Chanel, icona che ha caratterizzato la moda del ‘900 che la nostra Agenda Letteraria di questo mese dedica uno spazio. Alla donna, immagine dell’eleganza femminile che ha attraversato gran parte del “secolo breve” la cui strepitosa eredità ancora ci accompagna. Audace, libera, precorritrice dei tempi, vivace e presente fino all’ultimo istante della sua vita.
L’occasione di “incontrare” Coco Chanel è suggerita anche dall’uscita in questi giorni nelle librerie di un accurato saggio “Coco e Schiap” della oramai nota leccese Anna Troso per le edizioni Salento d’Esportazione.
Il prezioso volume, di oltre 150 pagine, è interamente dedicato alla stilista Chanel, pseudonimo di Gabrielle Bonheur Chanel e ad Elsa Schiaparelli, sua contemporanea e rivale nel mondo della moda. Un lavoro quello dell’autrice, puntuale, dettagliato, di bella lettura, attraversato da una breve e completa ricostruzione storica e da curiosità che lo rende sobrio e di sicura valenza socio-culturale. Interessante come un breviario da tenere sul comodino!
Ma noi qui volgeremo lo sguardo su Coco, se pur breve, in quanto ci piace pensare di come a volte il destino sorprenda. I primi anni di vita di questa donna straordinaria nata nel 1883 nel comune di “Saumur” sulla riva sinistra della Loira in Francia, non lasciavano intravedere cosa sarebbe stata capace di realizzare nel corso della sua vita. Una infanzia vissuta in orfanatrofio, per poi, da giovinetta intere serate trascorse a cantare al “cafè-chantant” di Moulins.
Tutto ebbe inizio per caso, perché “il genio non conosce regole né percorsi regolari…” Possiamo ben dire, comunque, che Coco si è trovata al momento giusto e nel posto giusto in tempi di totale stravolgimenti sociali. Tutto esplose negli anni ’20 del secolo scorso, dopo la fine del primo conflitto mondiale, quando Coco cominciò a imporre il suo stile sul mercato.
La fine dell’800 aveva segnato un intreccio di trasformazioni riconducibili alla rivoluzione francese, coinvolgendo gli ambiti sia politici ed economici sia culturali, consacrati, poi, nel ‘900. Così, con lo sviluppo della società industriale e i movimenti di emancipazione femminili… la donna era uscita di casa ed era entrata nel mondo del lavoro, andava al bar, aveva tagliato i capelli corti, guidava. Le nobildonne iniziavano a frequentare il golf, l’equitazione o il tennis. E Gabrielle cominciò proprio con i cappelli per queste donne sostituendo quelli ingombranti a tese larghe con copricapi semplici e leggeri.
La sua avventura era cominciata proprio da richieste fatte dalle donne. Da quel momento non si fermò più rivoluzionando la moda. Disegna il “nuovo modello femminile”, e allora via corsetti, pizzi e crinoline, ed ecco abiti sobri, semplici, morbidi e femminili nello stesso tempo, restituisce, così, a una donna “inglobata” negli abiti una donna “liberata” dai pesanti orpelli del passato, dinamica e semplice. L’abbigliamento diventava, così, espressione degli ideali dell’epoca.
L’eredità delle nuove correnti quali il Futurismo e il Surrealismo fu accolto dalle avanguardie europee che attraversarono l’Europa. La Belle Èpoque era ormai solo un ricordo! E Coco, assetata di cultura, in virtù anche degli ampi interessi letterari e all’insaziabile lettrice quale era, le permisero di entrare nel mondo intellettuale parigino, frequentato da artisti e poeti.
Si avvicinò, così, alle nuove realtà dell’arte, del cinema e del teatro anche se non si lasciò coinvolgere del tutto, pratica e ancorata al reale. “Il suo capo d’abbigliamento per eccellenza divenne: giacca bordata e polsini rivoltati” e l’intramontabile Tubino Nero, un abito dalle forme semplici e dalla linea dritta. In realtà Il tailleur con gonna era una moda accettata specialmente dalle donne americane e inglesi quando Coco era ancora bambina, ma la ricerca sui tessuti fu determinante, infatti si ispirava anche ai capi d’abbigliamento maschili, ingentilendoli.
E poi vennero gli accessori, i famosi fili di perle, la linea dei bijoux e l’iconico profumo Chanel n.5, ma anche i lavori teatrali: per Dalì nel 1939 realizzò le creazione delle scene e dei costumi del balletto “La Bachanale” e sempre nello stesso anno, i costumi del film “La règle de jeu” di Jean Renoir. Oramai lo stile Chanel aveva preso il volo!
La stilista amava circondarsi di modelle sulle quali provava gli abiti…lei stessa si vantava “Sono Chanel, faccio vestiti e non so neppure tenere un ago tra le mani”. Ella seppe sì vivere il suo tempo anche se non sempre fu tutto “rose e fiori”. Il fotografo Paul Morand fu uno dei suoi amici più importanti che nel 1946 raccolse i ricordi e le idee durante la comune permanenza a Saint-Moritz dove Coco passò gli anni della guerra e del dopoguerra prima di tornare a Parigi.
Nel 1976 vide la luce la pubblicazione “L’allure de Chanel”. Su Coco intere pagine erano dedicate da riviste e quotidiani che narravano le sue sfilate, i suoi viaggi, i suoi successi e i suoi amori.
Oggi “l’audace” è fonte d’ispirazione per tutte le donne e vive in ciascuna di esse. Virgin Viard, l’attuale sua ultima erede della Maison, in una sfilata per la collezione Pret-à-Porter Chanel autunno inverno 2022/2023 presentata al Grand Palais Ephemere di Parigi con un set interamente rivestito di tweed, “rende omaggio al tessuto e al suo paesaggio, codice eterno della Maison Chanel”
E per rimanere sulla scia di questa donna straordinaria, ben le si addice un pensiero nietzschiano “Non voglio una donna che mi dia figli, voglio una donna che mi dia dei sogni”.