Per lungo tempo Grazia Renis, leccese, è rimasta dietro le quinte della grande kermesse del Mondo della Pittura, nascosta, lontano dai riflettori, in una solitudine magica. Fuori dalla grande scena pubblica, Grazia si è dilettata con le sue spatole, che le hanno consentito di sviluppare un’attività dialogica tra sé e le sue tele. Tele, che in effetti sono degli appunti del suo dialogo interno, che lo materializzano e lo rendono visibile, consentendole, attraverso un gioco di specchi spirituale e simbolico, di vedere e di vedersi in tutte le direzioni e nelle sue profondità.
Giovedì scorso, però, Grazia ha rotto i suoi silenzi, la sua solitudine, il grande muro che la divide dal Mondo, e per la prima volta, senza alcun indugio, ha esposto e disvelato, le sue tele. A farle muovere i primi passi nell’universo del pubblico sono stati Mauro Ragosta e la direttrice di questo giornale, Pompea Vergaro, che si sono posti, nella circostanza, in una relazione quasi genitoriale.
Qui una delle sue ONDE Blu, che all’occhio attento nascondono qualcosa di più, qualcosa di ancestrale, universale ed eterno, ovvero il gioco della spirale, uno dei primi segni e simboli dell’uomo, che riguarda appunto l’uomo stesso e il suo mistero.
Rosanna Gobetti