Anche Quadri & Squadri, questa giovane rubrica di Venti di Ponente, dopo il breve periodo di inattività per questioni tecniche, riprende vigore e riparte come tutte le altre, che metaforicamente si potrebbero definire “consorelle”. E riparte proprio da Patrizia Chiriacò, colei che fu la protagonista, in novembre dell’anno scorso, dell’ultimo appuntamento prima della sospensione delle attività del nostro giornale. E questo non è un caso né un ripiego, ma una scelta scaturita dalle peculiarità della pittura di questa pittrice.
La sua ultima produzione, infatti, si caratterizza per l’assenza di segni e perimetri. Quelle della Chiriacò, insomma, sono delle sfumature, delle nuaces di colori, tutti delicati, molto ricercati, fortemente voluti per dare l’idea di qualcosa indefinibile, ma allo stesso tempo fortemente percepibile, che personalmente individuo nell’anima. Nella mia prospettiva, infatti, Patrizia è la pittrice dell’anima, vista nelle sue diverse espressioni, nei suoi diversi momenti, nelle sue diverse tensioni. Un‘anima che lei conosce, ovviamente, nelle sue profondità, laddove regna l’indifferenziato, quella nebulosa primordiale, laddove tutto, insomma, ha origine.
Un’anima, quella dipinta dalla Chiriacò, dunque libera, nel tempo e nello spazio, che, soprattutto oggi, vale la pena contemplare, meditare, osservare. Infatti, ciò si addice fortemente al nostro tempo. Un tempo che ci vuole rigidamente perimetrati, definiti, molto limitati, sofferenti dunque, dove uno dei balsami che potrebbe alleviare l’immanenza di questa pesantezza sono proprio le opere della Chiaricò, dando la possibilità di “evadere”. Per tale motivo ne riproponiamo ancora una per tentare di contribuire ad alleggerire gli animi dei nostri lettori, dandogli, in definitiva, una via di “fuga”.
Rosanna Gobetti