E così siamo al secondo appuntamento dalla ri-partenza della nostra rubrica Versi e Contro-Versi condotta egregiamente da Rosanna Gobetti. Questa domenica, però, generosamente Rosanna mi ha concesso in prestito il suo spazio. E gliene sono grata!
Credo che la poesia più adatta per quest’ultima domenica di maggio, per questo tempo, possa essere una di quelle tratta dall’ultima pubblicazione di Mauro Marino: “Di politica e d'amore. 2000 – 2020” (edizioni Spagine) inclusa in una parte specifica del volume e titolata: “PER QUALE DESTINO? Intorno al tavolo del Centro DCA 2019-2020”. Un libro che raccoglie i versi del noto attore culturale leccese, peraltro editore di Spagine periodico di informazione culturale del Fondo Verri - maturati negli ultimi vent’anni della sua intensa attività letteraria, creativa e poetica. Una pubblicazione i cui perché vengono chiariti nell’introduzione, nella quale lo stesso Mauro specifica: “Nei giorni dell’“io resto a casa” c’è stato il tempo, il confronto con la possibilità della pausa e con il riconsiderarsi. Quale incanto nel cercare carte, ritrovarsi interi, ricongiungersi, fare ordine. Ed ecco i versi, fermi lì, a riportare in luce giorni andati di gloria e di passione quando la scrittura accudiva ogni esitare e ogni esaltazione.”
Una sorta di pudore qui mi assale, perché scrivo di poesia e per questo sarò breve. Peraltro “Le imperfezioni sono più tollerabili a piccoli dosi” come dichiarava il Nobel W. Szymborska in un suo noto discorso. Ad ogni modo, Mauro Marino è il poeta della vicinanza, come egli stesso dichiara, e aggiungo, a pieno titolo, “agisce”. E come scrive nell’introduzione “Dalla poesia mirare lo sguardo” è proprio su questo suo sguardo immanente e trascende che amo soffermarmi.
Lo sguardo che si posa nello spazio del disagio e nei versi che qui propongo, egli lo illumina con forza e lo misura: "Nella sala grande/due quadrati". È uno spazio che pone ordine, regole dove abitano le esperienze del vivere quotidiano tra lacrime e sorrisi. Ma questo non basta. Non sono forse due i quadrati? Così, nell’altro, egli prova a districarsi per scovare e dare voce e corpo alle passioni.
Nella "sala grande" in entrambi i quadrati è richiesta la cura. Difficile da trovare. Ma con Mauro arriva in soccorso la parola poetica. Troverà quella giusta? Non è data certezza. Intanto il poeta si cimenta in una ricucitura… sicuramente non è facile risanare “ferite sempre aperte”. Di questo il poeta ne è certo. Ma d’altro canto sa ben muoversi nei "due quadrati /nella sala grande". E allora meglio tentare che restare a guardare!
Qui la principale difficoltà e dovere dell’individuo è quello di definirlo, “chiamarlo”. Operazione importante, ma forse non sufficiente, dove comunque tutto deve tendere verso “…l’ordito di una nuova trama.”
Versi, quelli di Mauro, che senza alcuno sforzo possono essere qualificati come universali, appartenenti all’Uomo nel tempo della sua vita. Una poesia ermetica la sua, misurata, ricercata nel ritmo con quella smania pacata di dare nome all’incompiuto, al fuggevole, all’incomprensibile.
Abile a non lasciarsi catturare dalla sua stessa parola poetica, recupera sempre e sapientemente la reale e cruda e necessaria quotidianità!
Pompea Vergaro
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Nella sala grande
due quadrati:
quello del cibo
e quello delle mani
insieme stanno lacrime e sorrisi.
Lo scavo continuo del sentire
lo scontro delle passioni
trovarle, saperle, chiamarle.
Toglierle dal mormorare
dal mordere continuo
di ferite sempre aperte.
Difficile trovar la cura
Imbastire no, preparare la ricucitura
l’ordito di una nuova trama.
Mauro Marino