Una maestra ci racconta i “Giochi di parole” con parole in gioco! - di Patrizia Petrachi

Una maestra ci racconta i “Giochi di parole” con parole in gioco! - di Patrizia Petrachi

È tempo d’autunno, tempo di riflessioni, tempo di semina. L’idea della semina mi fa superare la visione nostalgica di questa stagione e mi rimanda ad un’immagine di speranza e di possibilità dove i semi diventano parole e le parole si fanno seme. Come il seme, se curato, cresce e ci regala il suo frutto, così le Parole, se coltivate, danno vita a storie coinvolgenti, sono fonte di bellezza, di poesia, di nutrimento per l’anima. Nutrimento che può essere leggero e divertente, per questo non posso fare a meno di parlare dei “Giochi di parole” che tanto mi appassionano e che spesso adopero nell’insegnamento della Lingua italiana.

    È evidente che nei “giochi di parole” c’è sempre una parola all’ombra che desidera essere scoperta, rivelata, scelta e questo uso creativo sviluppa la fantasia e valorizza la funzione estetica della lingua stessa. Quando scriviamo, infatti, facciamo attenzione a scegliere accuratamente le singole parole, le frasi, il ritmo, proprio perché scrivere vuol dire creare qualcosa di nuovo, vuol dire dare vita a quello che un momento prima viveva esclusivamente dentro di noi.

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   Così, utilizzando i “giochi di parole i miei piccoli allievi del IV Circolo Didattico di Lecce, acquisiscono nuove opportunità per esprimersi, inventare e non immaginate quanto si divertano vivendo con gioia e senza fatica la lingua nella totalità delle sue funzioni. Valersi della funzione poetica, ad esempio, durante il gioco linguistico, rende la produzione più spontanea, piacevole e perfino stravagante nel momento in cui si dà vita a rime illogiche, nonsense, figure retoriche bizzarre e giochi sempre nuovi di associazione di parole.

    Per questo, spesso propongo “i giochi di parole” anche per inventare e costruire storie, prendendo spunto, e non si potrebbe fare diversamente, dal volume del grande maestro Gianni Rodari “La grammatica della fantasia” che ci fornisce infinite indicazioni di lavoro. Secondo lo scrittore, a volte, basta una sola parola per scatenare una serie di reazioni a catena, la selezione non sempre avviene lungo l’asse del significato, ma può avvenire anche per combinazione o vicinanza di suoni, per analogia verbale o un semplice ricordo. Oppure con due sole parole tra loro distanti come “cane e armadio”, volendo mantenere lo stesso esempio di Rodari, con due elementi in contrasto, che non hanno nulla in comune, realtà e immaginazione convivono, dando origine a storie fantastiche!

    Sono convinta, inoltre, che giocare con le parole sia uno dei metodi migliori per insegnare la Lingua italiana, per questo nella didattica mi sono ispirata spesso a “I draghi locopei” di Ersilia Zamponi, un libro il cui titolo è l’anagramma di “Giochi di parole”. Nel testo ci si imbatte in limerick, acrostici, calligrammi, si sfidano anagrammi, metagrammi, tautogrammi e indovinelli che stuzzicano la nostra mente e ci gratificano una volta risolti. Scrive l'autrice: "Nei giochi di parole il gusto che si prova assume molteplici forme; può essere: la soddisfazione per una invenzione linguistica che piace, l'emozione dell'intuire e dell'indovinare, la sorpresa di una combinazione casuale, la sfida dell'enigma o la trasgressione del nonsense, la spensieratezza della comicità, l'intelligenza dell'ironia...”

    Si può agire ancora sui prefissi e creare termini nuovi, oppure unire due parole per inventare una storia originale, come ha fatto lo scrittore Stefano Benni quando ha inventato gli abitanti di “Stranalandia”. E gli esempi potrebbero continuare all’infinito, perché infinite sono le combinazioni, le possibilità e le tecniche che si possono utilizzare per inventare giochi sempre nuovi.

      Come sappiamo anche dagli errori possono nascere storie interessanti o esilaranti come ci insegna sempre il maestro Gianni Rodari ne “Il libro degli errori”. Nel corso degli anni ne ho raccolte tante, nate casualmente da un errore linguistico, tra queste ricordo: Il mio primo giorno nella scuola “primitiva”, invece di primaria oppure Il bosco di “quaglie” invece di querce o ancora “La grande utilità del pollice “componibile”! invece di opponibile. Vi assicuro che sono stati i testi meglio riusciti, perché nati spontaneamente.

    Tra le varie risorse didattiche vi sono anche quelle on line che  sono di grande aiuto: si tratta di App e piattaforme digitali progettate per la didattica e per divertirsi con i giochi linguistici, ne cito solo alcune: Word Wall, Baby flash, Flippity, LearningApps,  Wordart e tante altre che propone “Focus Junior”.

      I “giochi di parole” insomma sono come l’isola Stranalandia, ossia un vero e proprio“ laboratorio della fantasia della Natura”, “dove tutto è così strano che nulla più ti sembra strano.”

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