Versi & Contro-Versi (32) – Giancarlo Serafino

Versi & Contro-Versi (32) – Giancarlo Serafino

            Non poteva mancare nella Nostra rassegna dedicata ai poeti, Giancarlo Serafino, per il quale si può senza dubbi affermare che rientra tra quelli storici, e per certi aspetti storicizzati, del Distretto Culturale Salentino. Originario di Campi Salentina, la sua prima pubblicazione risale infatti a più di vent’anni fa, con “Passaggio d’estate”, nel 2003 appunto. Uomo riservato, che ama sì i riflettori e la ribalta, ma rimane imprescindibile per la sua esistenza quel quoziente “appartato”, dedicato alla riflessione, al piacere emozionale della contemplazione, della meditazione, dello studio.  Buona parte della sua vita, infatti, è orientata al pensare, quale attività altamente soddisfattiva, necessaria allo sviluppo della consapevolezza di sé e del Mondo nel quale vive, che in lui si pone come necessario e prioritario obiettivo di Vita.

            E proprio questa consapevolezza infarcisce tutta la sua poesia. Una consapevolezza che non ha potuto non condurlo su quelle spiagge dove si gode del sogno della vita, fatto di giochi sempre uguali, di meccanismi che in maniera diuturna muovono l’esistenza. Giochi, nell’eterno divenire del tutto, sempre uguali, ma paradossalmente sempre diversi nel loro manifestarsi.

            Al di là di ciò, Giancarlo è uomo mite, capace di sfidare la vista delle migliori aquile, semplice nel suo dire, che nasconde tuttavia verità insondabili, dove solo la capacità di affrontare il mistero dell’esistenza consente di raccordarsi ai suoi pensieri; dove solo la capacità di tuffarsi nell’imponderabile permette di comprenderlo in pieno, e da qui, di comprendere la vita nelle sue essenze profonde, nei suoi aromi insospettati …inusitati.

            In tale prospettiva si può godere in maniera speciale della sua poesia, che di fatto, da un lato costituisce un vestito a certe verità indicibili, anzi un travestimento alle sottili e impalpabili dinamiche e leggi della Vita; per altro verso, la poesia del Nostro Serafino può, senza azzardo, definirsi quella porta, che se aperta permette l’accesso agli ambienti dove la Coscienza e la Conoscenza banchettano indisturbati alla loro mensa.

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            Va da sé che la poesia di Giancarlo è poesia colta, ma non è questo che la contraddistingue. Tutto sommato, non sono la ricercatezza del lessico e l’acume delle formule retoriche ed in particolare quelle metaforiche e allegoriche da lui sapientemente scelte, che conferiscono il reale valore alla sua poesia, quanto piuttosto i temi affrontati, e ancor di più la capacità di cogliere certe sfumature, possibili solo a chi è dotato di una “vista d’aquila” e un coraggio non comune. In tale direzione, la mitezza di Giancarlo appare paradossale, collidere con la durezza delle essenze dell’esistenza, ma a rifletterci con attenzione, tale mitezza altro non è che la traduzione della sua forza, che ha deciso di mischiarsi con la Vita e non di differenziarsi, invece, dalle sue logiche folli, sovente inspiegabili, dove ad ogni pie’ sospinto si trovano grappoli di misteri, solo da esperire, vivere …mandar giù senza chiedersi molti perché……

            Qui, del nostro Giancarlo, si propone una delle tante e belle poesie della sua ultima pubblicazione “Padrona è la Luce” data alle stampe per Etabeta nel 2020, dal titolo “Dove”, quella forse che in qualche maniera fa emergere gran parte di quanto sin qui evidenziato.

Rosanna Gobetti

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Dove

Dove mi porterò in questo vagare
le distanze sono ombre e mi sembra
di passare sempre sullo stesso ponte:
che sia la vita un ippodromo tra le nebbie
ed il mio andare un trotto senza rumore
è nella natura del continuo andare.

 

Dove mi porterò se la città è un alveare
ed io ape che non ha regina
dove se in questo moto già perduto
ogni sentiero è un pendolo che oscilla
sempre tra gli stessi limiti ed il piede
che vuol avanzare non dà tregua.

Giancarlo Serafino

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