Tempo di esami… diario di una giornata - di Mariella Spagnolo

Tempo di esami…  diario di una giornata - di Mariella Spagnolo

      L’esame di Stato, che vede in questi giorni impegnati ancora tanti ragazzi, rimane un momento di verifica importante nel processo di crescita e di formazione. Vissuto con stati d’animo diversi, si cristallizzerà per tutti in un ricordo che continuerà a riemergere nel tempo. Così, da docente che ha ricoperto più volte l’incarico di commissaria interna, lasciata da poco la scuola, ritorno con la narrazione a “rivivere” una giornata di esami con una mia classe…

     Emozionati e molto tesi alcuni, altri più distesi e disinvolti. Qualcuno con l'inseparabile maschera di spavalderia, per camuffare l'irrequietezza e il timore di ciò che potrebbe accadere. Belli tutti nei loro freschi abiti estivi, scelti con più gusto del solito per un giorno importante. Li osservo con attenzione questi miei alunni che si preparano a sostenere il colloquio d’esame. Pronti per esporre gli argomenti del percorso scelto, per affrontare le domande, per sostenere i tanti sguardi puntati su di loro, in quell’interminabile spazio di tempo in cui i riflettori resteranno accesi a gettare luce su ciascun candidato, prossimo ormai al traguardo della Maturità. Li osservo e respingo l’onda di malinconia che vorrebbe afferrarmi, come sempre mi accade quando percepisco in modo pressante che qualcosa sta per finire… e già sento che mi mancheranno proprio quei volti lì, l'anno prossimo, quando riprenderò a svolgere le mie lezioni di letteratura.

     C’è ancora tempo, mi dico, ed ora voglio ascoltarli e godermeli nell’esposizione finale del loro sapere acquisito e rielaborato, voglio lasciarmi sorprendere da quest’ultima, tanto attesa performance. E in effetti non poche sono le sorprese. C’è chi riesce a parlare ininterrottamente per venti minuti o anche di più: ha preparato un percorso insolito ed interessante che incuriosisce la commissione e sa esporlo con fluidità. Mi stupisce anche, quasi non lo “riconosco”, l’alunno che non ha lavorato molto durante l’anno, raggiungendo solo obiettivi minimi, ma che ora sa destreggiarsi bene nel colloquio, dimostrando che lo studio gli piace, che avventurarsi nella conoscenza sarà anche il suo futuro. Un’altra sorpresa me la riserva la ragazza più studiosa e responsabile della classe. Appena si siede è investita da un’ondata di paura e tutta la tensione accumulata trova sfogo in un pianto irrefrenabile. La sosteniamo con parole di comprensione e incoraggiamento. Si calma e inizia a motivare la scelta del suo percorso, va avanti con scioltezza, con un’espressione di serenità ritrovata sul volto, ritorna a sorridere. È stata capace di dominare la sua emozione, e negli anni futuri sarà proprio questo, forse, l’unico ricordo del suo esame di maturità.

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     Uno dopo l’altro, gli alunni-candidati sostano davanti alla commissione esaminatrice e quando si alzano hanno una luce nuova nello sguardo. Sono ormai pronti per incamminarsi verso altri traguardi, decisi a lasciare il segno della loro unicità nelle scelte che faranno, nei sogni che realizzeranno. Rifletto sulla novità di questa luce che esprime molto altro, e non può sfuggire a chi li ha accompagnati giorno per giorno per un ampio tratto della loro vita di studenti. Certo, qualche bagliore l’avevamo già intravisto in passato, a volte siamo stati capaci di ravvivarlo, in altri momenti abbiamo contribuito, forse, a smorzarlo. Ma non è facile avvicinarsi sempre nel modo giusto, senza difetti di comunicazione, a quel mondo complesso, e per certi versi insondabile, che è ogni studente a noi affidato. È un limite del nostro lavoro, ed è forse proprio questo il primo insegnamento di vita che trasmettiamo ai nostri alunni: attraverso la nostra imperfezione di docenti imparano che il limite, l’incompiutezza sono connaturati ad ogni essere umano, e però costituiscono, proprio essi, la spinta a migliorarsi, ad andare oltre.

    Lo ha interiorizzato molto bene l’ultimo studente esaminato, che ha voluto sviluppare come tema del suo percorso proprio il concetto di “limite”. Lo ascolto affascinata, soprattutto quando si addentra nell’area scientifica, e con straordinaria padronanza espositiva e ineccepibile capacità di sintesi delinea le teorie sulla nascita, lo sviluppo e il destino dell’universo, si sofferma, appassionandosi, sulla composizione della luce e accenna poi alla teoria della relatività.

     Mi distraggo per un attimo, ma quando riprendo ad ascoltare, le sue parole hanno assunto un ritmo e una musicalità nuova: sta recitando l’Infinito di Leopardi con una voce ben impostata, quasi da attore professionista, scheggiata lievemente dall’emozione. Nel pronunciare il verso conclusivo, …e il naufragar m’è dolce in questo mare, riesce ad evocare suggestivamente un senso di immensità, producendo vibrazioni nell’anima di chi lo ascolta.

    È gratitudine pura quella che provo nei suoi confronti, per aver saputo ben inserire nel percorso personale uno dei testi più intensi della poesia italiana. Ma soprattutto perché nella prova conclusiva dei suoi studi liceali ha voluto portare la riflessione sull’innata aspirazione all’Infinito che è in ogni uomo, sull’implacabile bisogno di sconfinare con l’immaginazione e l’intelligenza del cuore in quell’ampiezza senza limiti, dove il vero, il bello e il buono hanno dimora.

    Sono felice perché la lezione più difficile e che più mi sta a cuore qualcuno è riuscito davvero ad assimilarla. Un’altra incredibile sorpresa degli esami di maturità!

   Mariella Spagnolo

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