Il quadro tracciato nel precedente pezzo della Nostra rubrica “Il Distretto Culturale Leccese” ha sicuramente messo in evidenza le macrotendenze e alcune dinamiche, sui piani economico e demografico, sociale e cuturale structo sensu, dei primi anni del 2000 attinenti al Mondo Culturale di Lecce e provincia, risultando tuttavia una cornice non ancora completa per poter, alla fine di tutto, inquadrare i fatti specifici e puntuali, che più in là verranno presi in esame…
E così per dare compiutezza a quanto evidenziato in precedenza non può non tenersi conto dei grandi eventi che proprio nel leccese prendono corpo e si sviluppano tra la fine degli anni ’90 e il 2010, i quali tuttavia risentono in maniera decisiva delle volontà della sottostante classe politica locale e del loro orientamento. Sono di fatto rilevanti per la nostra narrazione perché attengono alla questione dei contenitori, accennata nel precedente articolo. Sono anzi dei maxicontenitori, attraverso i quali “sfociano” gli operatori culturali di base e non.
In particolare, tra il 1998 e il 2004-2005, raggiunge il suo massimo successo il Premio Barocco, che proprio in questi anni, tra giugno e agosto, mette in moto una poderosa macchina organizzativa, che coinvolge tutti gli aspetti della società leccese, da quello economico e finanziario, a quello artistico in senso ampio, ovvero attivando tutte le leve e gli strumenti dello spettacolo, del grande spettacolo…
Il Premio Barocco, che sin dalla sua fondazione, nel 1969 ad opera di Fernando Cartenì -che anche in questi anni ne rimane il patron- si tiene a Gallipoli e diventa, solo tra il 1998 e il 2005, una delle maggiori occasioni mondane della provincia, anche perché assurge a manifestazione di risonanza nazionale, rientrando tra i momenti culturali, centrali nei palinsesti della RAI. Peraltro, è la prima volta che lo spettacolo in provincia di Lecce balza alle cronache nazionali.
Un Premio, ad ogni modo il cui successo è legato prevalentemente alla dirigenza politica della Regione Puglia di stampo destrorso. Ed in effetti, il 27 aprile del 2005, questa cede il testimone alla Sinistra, la quale, dal canto suo comincia a spingere e a far crescere un altro macroevento nella provincia di Lecce più consono al suo elettorato: La Notte della Taranta. Un evento che si pone in maniera diametralmente opposta al Premio Barocco e che si produce in un maxievento nel breve volgere di qualche anno, raggiungendo infatti la sua piena maturità tra il 2008 e il 2015.
La Notte della Taranta viene istituita nel 1998, ma essa ha origini molto più lontane ed in particolare nella fondazione, nel 1975, del gruppo musicale e allo stesso tempo associazione, Il Canzoniere Grecanico Salentino, che ebbe in Rina Durante il momento determinante. Il Canzoniere Grecanico Salentino, in effetti è il primo gruppo in Puglia di musica popolare. Ed è proprio su questa esperienza che nasce e si edifica La Notte della Taranta, evento decisamente popolare e fondato sulla musica popolare, al contrario del Premio Barocco di stampo prettamente mondano.
E così, come s’è puntualizzato, nel 2005 comincia a prendere corpo lo scambio: mentre, da un lato, il Premio Barocco viene progressivamente ridimensionato, la Notta della Taranta, dall’altra, cresce rapidamente, e ben presto si sostituisce nel palinsesto della RAI, diventando in tal modo un evento nazionale e per alcuni aspetti internazionale, che in alcuni anni le consente di coinvolgere anche più di 150.000 persone.
Su tale scia, ovvero dello sviluppo dei contenitori, va evidenziato inoltre che, soprattutto negli anni ’90 grande è il fermento per la riattivazione e riqualificazione dei teatri, tra i quali spicca il Paisiello di Lecce, che proprio nel 2000 riapre i battenti.
Sul piano più strettamente librario una nota importante va segnalata circa le case editrici. La loro progressione, in larga parte è dovuta al livello tecnologico del settore, che fino al 2010 registra momenti innovativi lenti ma progressivi. Motivo per il quale la stampa di un libro rimane ancora una questione d’élite, avendo costi molto alti per unità di prodotto.
Tuttavia già nel 2006-2007 si iniziano a sperimentare tirature a basso costo unitario e per un numero esiguo di volumi. È solo dopo il 2010, tuttavia, che la tecnologia corrente consente di produrre un “titolo” in quantità limitatissime e con costi unitari decisamente bassi, senza contare che si avvia anche l’e-commerce.
Ad ogni modo, in provincia di Lecce, il tessuto di case editrici, quali collettori e intermediari tra gli scrittori ed i lettori nel ventennio, tra il 1990 e il 2010, cresce lentamente. E così negli anni ’90 sorgono diverse case editrici tra le quali vanno menzionate, Besa di Nardò, Lupo di Copertino e Liberars di Lecce. Quest’ultima legata a Roberto Antonucci, uno scrittore locale di punta, che tuttavia prima del 2010 chiude la sua amata casa editrice e si trasferisce a Milano, occupandosi d’altro. La progressione continua anche nei primi anni del 2000, dove si registrano gli insediamenti nel tessuto produttivo editoriale, di Kurumuny a Calimera, Musicaos a Neviano e, nel 2009, Esperidi a Monteroni. Tutte case editrici che si sovrappongono a quelle più storiche del territorio, le quali tuttavia non registrano particolari segni di sofferenza, poiché il mercato del libro va allargandosi di anno in anno.
Con riferimento alla pubblicistica, ed in particolare alla narrativa e alla poesia, va evidenziato che a partire dai primi anni del 2000, soprattutto nella narrativa, l’ambientazione di racconti e romanzi comincia a focalizzarsi sul paesaggio salentino. Non che in precedenza questo non avvenisse, ma aveva carattere esclusivamente episodico. In particolare, possiamo attribuire a due opere l’avvio del nuovo corso che in breve prederà corpo dando luogo ad una letteratura sconfinata e ambientata nel Salento. Nello specifico le due opere in questione sono: La strada dei mandorli di Roberto Antonucci, pubblicata nel 2000 e Mistandivò di Livio Romano, pubblicata nel 2001.
In buona sostanza, qui si è voluta rafforzare l’idea del processo osmotico tra lo sviluppo degli operatori di base del Distretto e la creazione di contenitori nonché l’attività di intermediari, dando così una maggiore compiutezza alla visione della nascita del Distretto Culturale Leccese.
Samuele de Benedetto