Venti... europei - di Gianmarco Pennetta

Venti... europei - di Gianmarco Pennetta

Lo scorso venerdì 11 giugno con il match inaugurale dello Stadio Olimpico di Roma tra Italia e Turchia, hanno preso avvio gli Europei di calcio 2020. A distanza di un anno per consentire ai rispettivi Campionati nazionali di svolgersi per lo stop da Pandemia, 24 selezioni si contenderanno il Titolo europeo da qui all’11 luglio.

Nati nel 1960, dall’idea del primo segretario generale della Uefa, l’ex arbitro Henri Delaunay, i Campionati europei di calcio hanno contribuito a tenere uniti i popoli europei all’indomani di un conflitto mondiale che aveva devastato il vecchio continente, contribuendo a rafforzare quel legame avviato dai Trattati di Roma del 1957.

Esattamente 61 anni dopo le condizioni sembrano le stesse: gli stadi riaprono al pubblico, seppur al 25/30% e c’è tanta voglia di normalità! Da Roma a Londra sarà una carovana calcistica che toccherà 11 città sparse per tutto il Continente. La scelta di un torneo itinerante per celebrare il sessantesimo anniversario della competizione, oggi deve essere vista come la necessità di ripartire, unendo tutte le estremità di una tela che la pandemia ha separato.

Prendendo ad esempio campioni come Goran Pandev,  che domenica scorsa 13 giugno alle 18:00 ha affrontato con la squadra del suo Paese, la Macedonia del Nord, la selezione austriaca guidata in panchina dal tedesco Franco Foda. A 37 anni, l’ex attaccante dell’Inter, da sei stagioni al Genoa, ha condotto una Nazione intera alla sua prima competizione internazionale. Goran Pandev lascerà a fine Torneo, ma è già nella storia con 30 goal in 107 partite, l’ultimo, il più importante, lo ha realizzato il 12 novembre 2020 contro la Georgia nella finale del torneo di qualificazione proprio a Euro2020.

Arrigo Sacchi diceva che il calcio è la cosa più importante tra le cose meno importanti, anche se da sempre lo Sport ha insegnato come diversi Stati possano dialogare.  Come avvenuto in Giappone nei Mondiali di ping-pong del 1971 tra un atleta americano e uno cinese, i quali, avversari sul campo non hanno rinunciato a scambiarsi un semplice passaggio in autobus. Un episodio, seguito l’anno successivo dalla visita a Pechino del Presidente statunitense Richard Nixon, che ha contribuito a distendere le tensioni tra i due Paesi. Una serie di eventi che sono passati alla storia come “Diplomazia del ping-pong”.

Questo Campionato non sarà come al solito e forse non ci saranno i consueti festeggiamenti per le strade, ma il crescente entusiasmo di rivedere in campo gli azzurri e la spasmodica  attesa di ritornare a tifare allo Stadio, ci ricorda che niente è scontato.

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